CAPITOLO XXVIII:
PROTEZIONE

“Guardo e fisso i tuoi occhi in profondità,
Tocco il tuo corpo sempre e sempre più,
Quando te ne vai ti supplico di non farlo,
Grido il tuo nome due o tre volte di seguito,
E’ una cosa buffa cercare di spiegare
Come mi sento, e se c’è una cosa da biasimare è il mio orgoglio,
Perché so di non riuscire a capire
Come tu possa far l’amore come nessun altro sa farlo “

- Crazy in love – Beyonce remixed -

L'atmosfera rimase pesante e strana per tutta la cena, dopo decisero di andare un po' sul divano a guardare una partita che interessava solo a Danny, Mac gliela propose per distrarlo e rilassarlo. Era un po' teso per una serie di motivi e questo di conseguenza imbarazzava anche lui.
Dal fatto che non sembrava accanito nel seguire le azioni, ne dedusse che davvero avesse la testa da un'altra parte e dopo un'azione da manuale NBA a cui Danny non esplose come suo solito, Mac lo guardò stranito. Erano seduti vicini, ma a debita distanza.
Stava per dirgli qualcosa quando il telefono gli suonò e vedendo il nome di Don si spostò in avanti con la schiena, attento e all'erta.
- Novità? - Chiese prima ancora di salutarlo. Danny tolse il sonoro alla televisione e si girò ansioso verso di lui.
- No, nessuna traccia, ho diramato segnalazioni di ogni tipo ovunque, diventerà una di quelle cacce sulla bocca di tutti, ma se ogni cittadino è allertato e conosce il suo viso, abbiamo la possibilità di prenderlo più facilmente. -
Mac scosse la testa verso Danny il quale si accasciò sul divano deluso.
- Adesso che fai? -
- Adesso ho appena organizzato i turni di pattuglia, ho fatto una riunione con tutti i poliziotti del distretto e parlato coi responsabili degli altri, ho mandato la prima squadra nei luoghi ideali per nascondersi e far perdere le tracce per un po'. Dubito avremo risultati presto, Shane sa come sparire... -
- E se riappare è perchè vuole essere trovato. - Concluse per lui Mac. Danny scosse la testa e chiuse la televisione, sentiva la voce di Don e quel discorso lo irritava, fremeva per andare a cercare Shane anche lui. Si alzò con quella di andare in camera, voleva dormire e svegliarsi presto, stare lì in casa a fare nulla lo faceva pensare troppo.
- Danny com'è? - Chiese Don.
- E' agitato, vorrebbe essere a cercarlo e penso sia più preoccupato per te che altro. -
Don sospirò e rimase in silenzio, i loro toni ora erano complici e intimi, la situazione aveva totalmente cancellato i vari problemi personali. Improvvisamente contava solo la loro sicurezza. La sicurezza uno dell'altro.
- A cosa pensi? - Chiese poi Mac sentendolo silenzioso.
- Che se ha preso di mira Danny, potrebbe aver riservato il colpo grosso a te... - Mac si accigliò senza capire il suo giro mentale. Gli piaceva la professionalità di Don perchè ragionava in modo diverso da lui e vedeva cose che lui non contemplava. In quanto poliziotto era pratico, al contrario di lui che era uno scienziato e scavava sempre a fondo per trovare le risposte, perdendosi parti che spesso erano lì in superficie.
- Perché lo dici? -
- Perché  tu sei il grosso responsabile della sua cattura. Sei stato tu a coordinare la sua indagine quella volta, a capire cosa stava facendo, a trovare tutte le risposte... -
- Con tutta la squadra, non da solo. -
- Ma è il tuo viso, il tuo nome, che viene sempre esposto per primo. Lui conosce me e Danny perchè siamo andati noi ad arrestarlo, Danny gli ha raccontato la storia di suo fratello, io l'ho scortato. E tu hai diretto le indagini e le ricerche. Tu arrivavi a tutti i suoi indizi. -
- Allora può avercela anche con te. - Dedusse infine Mac seguendo il suo ragionamento.
- Sono un comune poliziotto, per lui. -
- Noi tre siamo quelli che lui conosce. Siamo tutti in pericolo allo stesso modo. Danny è stato il primo che ha preso di mira, ma ancora non sappiamo se ne prenderà altri, se ha scelto lui ed in quel caso perchè proprio lui. Non sappiamo cosa ha in mente di preciso! Fino a quel momento dobbiamo stare tutti e tre attenti e guardarci le spalle a vicenda. -
Mac parlava calmo, ragionando con cura, ma anche con una certa delicatezza verso di lui. Don si sentì meglio sentendo la sua complicità, averlo dalla propria parte era vitale.
- Adesso vado a casa a riposare, poi domani mattina presto torno ad occuparmi della ricerca. - Concluse Don. - State attenti tutti e due. - Disse infine. Ma Mac chiaramente non era d'accordo.
- Vieni qua anche tu. Non puoi stare solo. Finché sei a lavoro sei sempre accompagnato da qualcuno, ma a casa sei solo. Non mi piace saperti solo. - Mac non ammetteva repliche, ma lì era piuttosto supplichevole. Aveva una dolcezza di fondo, risultava suadente. Don si sciolse mentre sentì un calore interiore.
- Non so se è una buona idea. -
- Lo spazio c'è ed io non voglio saperti solo con quel pazzo libero. Sappiamo che non è evaso per sparire, è evaso per fare qualcosa di preciso, vendicarsi in qualche modo. Sta solo da capire di chi e come. Ma è sicuro che farà qualcosa. -
Don non avrebbe accettato in nessun caso, ma Mac non era uno qualunque e gli stava chiedendo di venire da lui.
Il fatto che ci fosse anche Danny complicava le cose.
O le rendeva più facili.
Per un istante assurdo capì che per il piano assurdo di Danny di riunirli tutti e tre in una unica ed uguale relazione, quella situazione era l'ideale e si diede dell'idiota a pensarci in quel momento.
Ma dopotutto non poteva nemmeno dargli un eccessivo peso, Shane era un criminale, non doveva avere il potere di condizionarli fino a quel modo.
- A volte mi sembra come che il nostro lavoro sia la nostra vita... eppure lavoriamo per vivere, non il contrario... - Fu la riflessione al volo di Don, mentre si chiedeva se fosse giusto pensare a quanto amasse Mac e Danny proprio in un caso simile.
Mac capì a cosa si riferiva e non se la sentì di tagliare corto.
- A volte sembra più che viviamo per lavorare... - E lui era il primo fra tutti a sentirsi in quel modo.
- Arrivo. - Disse infine Don, piano. Sollevato dal poterlo dire.
- Ti aspetto. - Rispose Mac contento che venisse.
Sapeva razionalmente che nell'ottica della LORO relazione ancora sospesa e da definire, era pericoloso averli lì con lui insieme, ma sapeva anche che era impossibile dormire tranquillo sapendoli lontani da lui. Erano entrambi importanti allo stesso modo e se Danny rischiava, rischiava anche Don ed allora perchè proteggere solo uno dei due? Voleva proteggerli entrambi e questa era la sola verità.
Mac sospirò e si strofinò il viso mentre si apriva i polsini della camicia e passava agli altri bottoni, dirigendosi verso la camera pensieroso e confuso.
Li amava entrambi, avevano ragione nel loro discorso delirante. E vivere senza uno di loro era utopia. Quella situazione gli stava ulteriormente aprendo gli occhi.
Poteva imporsi di vivere come la morale suggeriva in casi normali, ma quando quei casi non erano normali che faceva?
Rischiavano la vita di continuo.
Quando si affacciò alla porta capì. Danny con i pantaloni di una tuta si stava infilando la maglia, era di nuovo a torso nudo e l'espressione era cupa.
“Non potrei mai fare a meno di uno dei due. In nessun caso.”
- Viene anche Don. - Disse Mac improvviso. Danny si girò finendo di infilarsi la maglia, aveva ancora il broncio al sentirlo nominare.
- Vuole continuare a litigare? - Chiese seccato. Mac sospirò e scuotendo la testa si tolse la camicia disinvolto, mentre Danny si fermava ad osservarlo trattenendo il fiato. Quell'intimità era bellissima.
- Abbiamo parlato e siccome prendendo di mira te potrebbe farlo anche con chiunque è stato esposto al suo caso in modo particolare, è il caso che noi tre ci guardiamo le spalle a vicenda. Gli ho detto di venire qua. - Danny voleva rimanere arrabbiato con Don, ma dentro di sé era sollevato di saperlo al sicuro con loro.
Smise di guardarlo per rimanere concentrato nella sua arrabbiatura.
- Se non mi escludeva magari si faceva prima! - Ma non era davvero più quello. O per lo meno non proprio.
Mac alzò gli occhi al cielo infilandosi il pigiama, lieto che non lo passasse ai raggi X.
- Danny, Don si è comportato nel modo più logico e giusto considerando il caso. Non poteva coinvolgerti. -
Danny si girò con le braccia larghe, sempre in piedi ed al di là del letto matrimoniale.
- Però lui sì! Lui rischia quanto me, per quel che ne sappiamo. Specie perchè è il coordinatore della caccia. Rischia. Ma lui può rischiare senza che nessuno veda di lui! -
Mac fece come lui allargando le braccia, ma senza risultare polemico come Danny.
- Da solo? Lavora con un distretto intero! Non sarà mai solo in quella caccia, Danny! -
- E nemmeno io lo sarei stato! -
- Con Shane ora abbiamo una sola certezza. Ha in mente qualcosa per te. Forse anche per altri, forse per me e Don. Ma sappiamo che con sicurezza ha in mente qualcosa per te. E se tu vai là fuori alla sua ricerca è come metterti un bersaglio, come farti fare da esca. È matematico che non sarai tu a trovare lui, ma lui a trovare te. Vogliamo rendergli il compito difficile? -
- Ma non sappiamo se aveva altro in mente per me o se mi ha usato davvero solo per evadere, non sappiamo nulla di quello che gli passa per la testa! -
- Appunto! - Mac era esasperato e voleva poter farlo tacere come faceva a lavoro, ma lì non erano in ufficio e non poteva.
Danny scosse ostinato la testa e si voltò sedendosi sul bordo del letto, strinse le lenzuola sotto di sé e rimase teso lì per qualche istante, poi senza girarsi disse cupo e a denti stretti.
- Perché io non posso rischiare e lui sì? Perché deve farlo da solo? Perché non può farlo con me? Queste cose le abbiamo fatte sempre insieme! Quanti matti abbiamo rincorso e preso? Quanti ne abbiamo contrastati? E'... il mio compagno. - Mac sorrise e si fece in parte lasciando entrare Don, il quale era arrivato giusto per sentire la battuta finale di Danny che l'aveva spiazzato.
Mac gli aveva scritto di entrare pure con le sue chiavi, che aveva ancora, perchè non sapeva se Danny magari fosse stato già a dormire. Beh, quella era la sua speranza.
Don però ci aveva impiegato meno del previsto ad arrivare ed era riuscito a sentire parte della discussione, conclusa in quel modo. Mac si appoggiò sullo stipite della porta con le braccia conserte ed un sorriso soddisfatto che si addolcì quando Don, silenzioso e colpito dalle sue parole, si fece avanti.
Montò sul letto dalla propria parte e l'attraversò silenzioso, Danny non si girò non avendo sentito rumori di troppo, convinto che fosse Mac rimase voltato. Don gli arrivò da dietro, gli si sedette avvolgendolo con le gambe e con le braccia, poi gli baciò il collo. Danny sgranò gli occhi e trattenne il fiato, incredulo che Mac facesse una cosa simile.
Quando girò la testa istintivo, si ritrovò il viso di Don a due centimetri dal proprio, i respiri lenti che si confondevano caldi, le labbra pronte per unirsi e gli occhi incatenati. L'azzurro chiaro di Don diede pace a Danny e in un istante dimenticò ogni cosa.
- Eri qua? - Don sorrise annuendo.
- Voglio solo che tu stia bene. Tutto qua. - Disse piano, dolcemente.
- Anche io voglio che tu stia bene. - Rispose Danny. Mac sorrise e sul loro bacio talmente dolce da crederlo quasi un'allucinazione, chiuse la porta della camera e si diresse al salotto ed al divano.
A malincuore, con una voglio sconsiderata di unirsi a loro. Non per gelosia od invidia, ma perchè era lì il suo posto, con loro. Sentiva di farne parte, voleva farne parte. Era il suo posto quello, con loro. Ma era un pensiero ancora troppo audace e si tenne la voglia e l'eccitazione ed il desiderio di entrare nel loro mondo, consapevole che in qualche modo ne era già parte e che presto o tardi avrebbe ceduto.
Perché già gli permetteva di fare l'amore sul suo letto a pochi passi da lui e non gli bruciava l'idea come poteva bruciare ad un terzo contendente. Lui non si sentiva un terzo contendente, sapeva di non esserlo.
Lui era uno di loro.

Le labbra di Don si unirono a quelle di Danny, le lingue si intrecciarono e le bocche si fusero dando vita ad un bacio che sapeva d'amore.
Quel bacio atteso da tutta la giornata.
Le mani di Don intorno al suo petto scesero a cercare i lembi della maglia, li afferrarono e poi l'alzarono mentre Danny tirava su le braccia e si staccava dalla sua bocca. Poco dopo si alzò facendo cadere anche i pantaloni sotto cui non aveva i boxer.
Don rimase seduto a guardarlo mentre si spogliava lento, Danny si girò e si fece avanti, fra le sue gambe aperte. Don lo prese per i fianchi e l'accarezzò. La pelle liscia e calda gli trasmise mille sensazioni diverse e forse non avevano mai fatto sul serio l'amore, ma solo un piacevole sesso.
Risalì con le mani sul suo petto e poi sul suo viso, si chinò per prendersi di nuovo le sue labbra, tornarono ad unirsi e febbrile le dita di Danny corsero a slacciargli la camicia, Don l'aiutò ed in breve scivolò via. Il compagno gli sfilò la canottiera per poi spingerlo più in su sul letto, lo fece stendere baciandolo, mentre gli montava sopra a cavalcioni, nudo. I pantaloni di Don a separarli.
Fastidiosi.
Don sfiorava il corpo atletico di Danny, delineava i muscoli che si evidenziavano nella posizione e nei movimenti, mentre gli si strofinava sopra tenendosi al letto. Arrivò ai suoi glutei e li fece suoi, adorava toccarlo lì, adorava infilare la mano fra le loro bocche unite e farsela leccare ed adorava poi tornare là dietro ed infilare le dita. Adorava averlo sopra, mentre lo accarezzava con tutto il corpo ed adorava sentire la sua erezione che si strofinava addosso crescendo sempre più. Danny si perse in quel godimento sconvolgente dimenticandosi della sua bocca, si inarcò sentendo le sue dita dentro e gemette chiudendo gli occhi.
Poco dopo, sentendosi troppo eccitato, si rese conto di quanto fastidiosi fossero i suoi pantaloni e decise di occuparsene.
Scivolò in basso slacciando i pantaloni per poi sfilarli portandosi dietro anche i boxer.
Risalì sfiorando coi palmi le cosce, rientrò e carezzò l'inguine del quale si occupò con la punta della lingua tutt'intorno.
Danny non era mai stato così erotico e sensuale, era sempre un fuoco che bruciava e divorava, consumavano le loro notti di sesso in pochissimo, ma erano sconvolgenti e belle.
Ora però era diverso.
Erano consapevoli di quel che facevano, volevano assaporarsi, imprimersi tutto per bene in testa. Volevano sentirsi sul serio. Erano più intenzionali delle altre volte, non era una cosa tanto per fare, un passatempo od un modo per consolarsi.
Avevano bisogno di aversi.
Danny lo portò vicino all'orgasmo, poi risalì con la lingua assaggiando i suoi capezzoli, ora Don era molto sensibile, sul limite dell'apice e non ce la faceva più. Tornò a baciarlo stendendosi su di lui, le gambe di Danny avvolte intorno alla sua vita, le erezioni a contatto che si strofinavano eccitate, le braccia di uno intorno al collo dell'altro a stringerlo a sé e la bocca sulla sua, poi sul suo orecchio, sul suo collo.
- Ti prego, entra... - sussurrò Danny bisognoso d'averlo dentro, al limite del piacere estremo.
Non che aspettasse la sua richiesta, ma quello gli diede una notevole spinta.
I due si guardarono, Don si levò sulle braccia per poi posizionarsi su lui, pronto per entrare. Gli occhi di Danny espressivi, alzò le braccia oltre la propria testa, si prese alla testiera del letto. Poco dopo Don con una spinta decisa e possente, entrò in lui andando con le mani sulle sue, ad aggrapparsi allo stesso posto.
Una prima volta, una seconda più decisa ed una terza più profonda e forte.
La vita scorse in un istante velocissima e poi si fermò e svanì.
L'universo non esisteva, eppure loro si muovevano forti, decisi, sincroni. Le voci una sola cosa, i gemiti sempre più forti ed i corpi un'onda perpetua sempre più impetuosa fino all'orgasmo quasi perfetto, l'orgasmo più sentito di tutti, sconvolgente nel sentimento con cui era arrivato. Diverso da sempre. Completo.
Don crollò su Danny dopo un istante che gli era rimasto dentro immobile e teso, Danny l'avvolse con le braccia, le mani sulla nuca.
Infine le bocche sul collo.
- Ti amo, non voglio ti succeda nulla. - Sussurrò Don ansimante, roco, spaventato.
Danny lo baciò leggero in quello stesso punto.
- Ti amo anche io. - Poi gli prese il viso fra le mani obbligandolo a guardarlo negli occhi. - Nemmeno io voglio ti succeda qualcosa. Ne morirei. -
Più vicini non lo erano mai stati.

Mac, sconvolto ed ansimante tolse la mano da sotto i pantaloni comodi del pigiama che indossava e coprendosi il viso con l'altro avambraccio, si disse se non fosse impazzito.
In ogni particella di sé c'era ancora il più profondo senso di beatitudine procurato dall'orgasmo appena avuto grazie alla propria mano ed ai gemiti che provenivano dalla sua camera.
Steso sul divano del proprio salotto, aveva sentito fin troppo bene i rumori del loro sesso consumato lì vicino, e per un istante morì rendendosi conto che si era procurato piacere ascoltandoli ed immaginando quello che stava succedendo.
Immaginandosi lì con loro.
”Mi stanno portando alla follia. Ma forse c'era terreno fin troppo fertile, per questo ci sono caduto dentro.”
Per quanto testardo fosse, prima o poi guardava quella verità in faccia finendo per accettarla.
Prima o poi lo faceva sempre, era più forte di lui.

Il mattino successivo il primo ad alzarsi fu Mac ed iniziò a preparare la colazione per tutti con ancora nella testa quanto successo la sera precedente. Lanciava intensi e continui sguardi alla porta chiusa della propria camera con la voglia irrefrenabile di andare a svegliarli, ma poco dopo fu la stessa ad aprirsi da sola lasciando uscire Don.
Aveva i pantaloni indosso, ma erano aperti, per il resto aveva la canottiera. Camicia e scarpe in mano.
Si chiuse la porta dietro di sé appoggiando le scarpe a terra e lo vide in cucina alle prese con una classica colazione americana completa di qualunque voglia e necessità.
I due si guardarono e si sorrisero un po' tirati, consci che non era una situazione normale, quella, ma che con un po' di allenamento lo sarebbe potuta diventare.
Don indossò la camicia ed avvicinandosi al tavolo della cucina apparecchiato per tre, iniziò ad allacciarsi distratto i bottoni.
- Sta dormendo e sai com'è... - Mac sorrise sapendo a cosa si riferiva.
- Non svegliare il can che dorme! - Don annuì ridendo silenzioso, sedendosi sullo sgabello alto intorno al tavolo altrettanto alto della cucina. Il tavolo e le sedie normali da pranzo erano in salotto.
Dopo aver allacciato i bottoni, si arrotolò le maniche e lasciò il resto fuori, doveva ancora allacciarsi i pantaloni, cosa che avrebbe fatto con calma dopo la colazione che Mac iniziò a portargli come ai vecchi tempi.
- Mi sembra che i mesi non siano passati. - Disse poi Don con un cenno per le portate ricevute.
Bevve un po' di spremuta d'arancia fresca ed iniziò a rigirarsi le uova strapazzate nel piatto.
Mac fece un cenno a sua volta, più malinconico.
- Mi era mancato. - Ammise, ma non aveva mai fatto mistero di voler tornare a quei tempi con lui. Però c'era anche Danny, ora. E voleva anche lui.
- Si è calmato? - Chiese poi Mac sedendosi a mangiare con lui. Don annuì in una conversazione sorprendentemente disinvolta.
- Sì, subito. Penso che oggi sia più ammaestrabile! - Fra di loro era frequente parlassero di Danny come di un cane randagio od un cavallo selvaggio, era effettivamente il suo modo di essere.
Mac fece un sorrisino.
- Era agitato per te, aveva paura che ti succedesse qualcosa senza di lui vicino. - Don non lo guardò nel rispondergli, ma lo disse piano.
- Io ho la stessa paura. - Ammise e Mac lo capì bene.
- Vi capisco tutti e due, ma stai facendo la cosa giusta. Escluderlo è l'unico modo per proteggerlo. - Don si scambiò un'occhiata significativa con lui e lo ringraziò per la comprensione e la dolcezza.
- Com'è programmato, oggi? - Chiese poi Mac per sapersi regolare.
Don gli spiegò il proprio piano ammettendo che alla fine potevano sperare più in un colpo di fortuna che trattandosi di lui era quasi utopistico.
- Shane se non vuole farsi trovare, non si fa trovare. - Disse Mac ribadendo un concetto che Don ben sapeva.
- Il fatto che mi preoccupa è che se si fa trovare significa che il suo piano inizia. - Mac concordò.
- Non è evaso per sparire, è evaso per fare qualcosa ed adesso lo sta attuando, quando avrà finito di organizzare tutto si farà vivo ed allora la giostra inizierà. -
Don sospirò strofinandosi il viso già stanco, dopo aver finito di mangiare.
Mac si intenerì. Non era un caso normale, lo capiva bene. Se Shane non avesse espresso chiaro interesse per Danny, non si sarebbe fatto coinvolgere a quel punto, ma era emotivamente distruttivo quel caso. E Don rischiava di rimanerne schiacciato.
Mac, spaventato che dopo aver preso Shane avrebbe dovuto raccogliere i nervi a pezzi di Don, si alzò dal tavolo e gli andò dietro con la scusa di sistemargli il colletto della camicia messo male. Don sorrise del gesto premuroso e ‘alla Mac’ e si rilassò. Fu meglio quando le sue mani si soffermarono sulle sue spalle massaggiandolo brevemente. Fu un momento di silenzio perfetto e rigenerante.
Poi la voce pacata e carezzevole di Mac, gli arrivò da dietro.
- Non sei solo, nessuno di noi lo è. Danny sarà al sicuro e lo sarò anche io. Quindi non pensare a noi e fai il tuo lavoro lucidamente. - Don annuì mettendogli le mani sulle sue, incrociando le braccia sul petto. Quelle di Mac si fermarono e si chinò a baciargli la nuca dolcemente.
- Lo prenderò a tutti i costi. - Disse con fermezza. Mac però a quel punto lo girò sulla sedia usando un po' più di forza e lo guardò a tu per tu.
- Ehi. Non a tutti i costi. - Don capì cosa intendeva e sorrise felice delle sue premure. - Tu devi tornare sempre qua a casa. - Non era una resa, quella di Mac. Non ufficiale. Ma ufficiosamente si poteva dire lo fosse e Don lo capì. In quello scambio di sguardi serio e pieno di significati, capì quello che intendeva dire, capì che si stava volontariamente avviando a quella conclusione fra loro tre, capì che presto sarebbe andato tutto a posto.
Del resto quella brutta storia stava servendo a fargli capire quanto si amassero e quanto impossibile fosse fare a meno uno dell'altro.
- Tornerò sempre. - Mormorò Don poco prima che le labbra di Mac si chiudessero sulle sue suggellando quella promessa. Una promessa che seppe di colazione a base di uova e spremuta d'arancia, ma una promessa preziosa, che avrebbe fatto di tutto per mantenere.
Baciarlo era ogni volta una finestra nella pace più assoluta, come se il mondo si annullasse e non esistesse un passato od un presente.
Era sempre la sola scelta possibile, la più giusta.
Don cercò la sua lingua approfondendo il bacio, cercando un'ancora per i momenti difficili, ed il mondo svanì definitivamente intorno a loro, mentre gli prendeva il viso fra le mani e si abbandonava a lui.
Andarsene a lavoro così, raccomandando Danny e promettendo di tornare a casa, lì da loro, fu per Don uno dei momenti più belli e completi della sua vita. E lo fu anche per Mac, il quale rivolto verso la camera dentro cui dormiva Danny, sospirò pensando che per quanto assurda fosse, quella era la loro vita. La semplice verità. Lo era punto e basta.