NOTE:
sapevamo tutti che l’avrei scritta e così eccola qua. Non avevo le idee
chiarissime su come si potevano essere separati, però poi mi è venuta
l’illuminazione. Paulo continua a portare il loro braccialetto rosso.
Gonzalo appena approdato a Milano lo portava, ora è misteriosamente
sparito, ma Paulo ce l'ha ancora e la cosa mi ha fatto pensare che
Gonzalo ha sempre troncato i rapporti coi suoi precedenti partner e che
magari è uno di quelli che non crede nelle storie a distanza, ma quando
dall’altra parte hai uno della tua stessa pasta e forse più testardo,
tutto diventa possibile. E poi la mia OTP è la criska per cui non
favorirei mai e poi mai niente che separi Cris da Riky! Buona lettura.
Baci Akane
IL BRACCIALETTO ROSSO
- Dai, Paulo, lo
sapevamo entrambi che succedeva. Da quando hanno iniziato a dire che
quest’anno ci sarebbero stati grandi cambiamenti... - Gonzalo cominciò
prima di farlo parlare, del resto la faccia di Paulo parlava già molto
da sola.
Gonzalo era davvero tranquillo, sembrava addirittura leggero.
- Ho capito però posso
rimanerci male lo stesso o no? - Brontolò seccato con un broncio
infantile delizioso, Gonzalo cercò di non andare a stropicciargli le
guance e rimase il più normale possibile mentre faceva le valige e
Paulo seduto a fissarlo con le braccia conserte, in mezzo al letto dove
lui si aggirava radunando le cose.
- Sì ma non ha senso,
sapevi che mi avrebbero venduto per un altro top player, non immaginavo
Cristiano, è stato un bello shock, però alla fine che mi avrebbero
venduto era chiaro. - Gonzalo era ragionevole e logico e mentre
infilava i vestiti in valigia continuava con quel discorso. Paulo
sbuffò seccato alzando gli occhi al cielo:
- Sembra non ti importi
nemmeno! A me viene da piangere! - Gonzalo rise e gli spettinò i
capelli che stava sempre ore a sistemare. Paulo gli scacciò la mano
infastidito non per i capelli ma perché non la prendeva seriamente.
- Non te ne importa
davvero? Farai come hai fatto con Dries? Va a finire che sei stato tu a
dire a Karim che non credi nelle storie a distanza che è quello che hai
detto a Dries, giusto? Altro che Karim che ti ha shoccato! - Paulo era
un treno, aveva trattenuto ed accumulato molto e l’idea di giocare con
Cristiano lo aveva entusiasmato molto, però quella di perdere Gonzalo
lo stava demolendo in modo sottile e strisciante.
Si era detto che Torino
e Milano erano solo due ore di macchina di distanza, si era detto che
non era un dramma visto che andavano spesso a Milano a cena anche dopo
gli allenamenti, non era una tragedia.
Eppure ora che Gonzalo faceva la valigia le cose uscivano da sole, il nervo era fin troppo scoperto e se ne accorgeva solo ora.
Gonzalo non si arrabbiò, non fece nulla.
Con una fatica immane
si era aperto a lui, gli aveva raccontato delle sue storie passate, di
come lo avevano segnato, di come non aveva voluto tenere legato a sé un
ragazzo dolce come Dries consapevole che avrebbe trovato presto un
altro amore migliore per lui.
Su Karim gli aveva
detto che si erano lasciati male e che poi dopo diversi anni avevano
fatto una sorta di pace catartica. Da lì in poi aveva notato
un’apertura netta con lui, un miglioramento insomma.
Ma ora si tormentava il
braccialetto rosso che si erano scambiati come testimonianza di un
sentimento che non serviva essere definito, ma che c’era davvero.
Guardò quello di
Gonzalo sentendosi bruciare gli occhi, voleva piangere, urlare,
insultarlo, arrabbiarsi e disperarsi tutto insieme.
Gonzalo non reagì, dopo un po’ riprese a parlare come niente fosse, come non avesse appena detto qualcosa di pesante.
Lo fece senza fermarsi dal fare le valigie:
- Cerca di non
innamorarti di Cristiano perché è praticamente sposato con Ricky, sai
Kakà. Cioè fra i compagni di squadra dell’epoca è risaputo, anche se
poi all’esterno ora non sembra più perché... - Ma il suo inutile
sproloquio fuori luogo venne interrotto da Paulo che gli tirò il
cuscino in faccia.
- Sei un grosso
imbecille! - Con questo fece per andarsene, ma poi si fermò in
soggiorno realizzando che non lo stava rincorrendo.
Capì che se fosse andato via ora, non l’avrebbe più rivisto.
Capì che era esattamente quello che aveva sperato succedesse. Lasciarlo con una rottura.
Così Paulo tornò a
montarsi di una rabbia cieca che gli fece perdere il resto della testa
che gli rimaneva, quando tornò in camera non lo guardò nemmeno, gli
andò contro e lo spinse con forza facendolo indietreggiare:
Poi gli urlò addosso furioso:
- Sei uno stronzo ecco
cosa sei! Per te è più facile andare via e pensare alla carriera se fai
terra bruciata dietro di te, vero? All’inizio soffrite ma poi state
bene, si volta pagina, ci si innamora di nuovo più facilmente se odi il
tuo ex, no? Ma sai una cosa? Non funziona così! Non questa volta, non
con me! Si decide in due come vivere gli ostacoli! Nel nostro lavoro è
normale separarsi, ma se si vuole funziona comunque! L’hai appena detto
tu! Cris e Ricky giusto? Dici che stanno ancora insieme nonostante Riky
è andato via dal Real quando, nel 2013? Comunque funziona, dici! Quindi
perché per noi non dovrebbe? Stiamo a 2 ore di auto, andiamo a cena a
Milano così spesso che è ridicolo pensare di dover interrompere una
relazione solo per cosa? Perché sei un cagacazzi? - Gonzalo lo guardò
meravigliato e senza parole, voleva rimanere solo e piangerci su,
leccarsi le ferite e poi buttarsi in qualche altra avventura facile che
l’avrebbe aiutato a dimenticare anche quella complicata e meravigliosa
esperienza.
Ma lui la rendeva difficile, così difficile, quella volta.
Karim non aveva emesso suono quando si erano lasciati male.
Con Karim non ci litighi a meno che tu non lo istighi con tanto impegno.
Con Dries si era
attirato lacrime ed insulti, ma gli era andata bene, aveva acconsentito
perché dopotutto alla fine era stato un grandissimo stronzo.
Ma ora con Paulo stava diventando più difficile.
Non voleva scoprirsi, non voleva venire fuori. Non voleva complicarla tanto.
Ma il suo bel viso arrabbiato, la sua voce che strillava in spagnolo e lui che non mollava, non mollava dannatamente la presa.
- Dio Cristo Paulo
perché la devi rendere così difficile? Sono storie che vanno e vengono,
ti avevo detto che non mi lego e tu... - Paulo alzò il polso dove c’era
il loro braccialetto rosso, un filo di stoffa sottile legato,
improvvisato, di quelli che non sembrano nemmeno bracciali ma da cui
non si erano mai separati.
- Per me questo lo
rendo un legame vero! - Gonzalo stizzito si chiuse ritirandosi e fece
per toglierselo, ma Paulo lo spinse di nuovo.
- Non provarci sai! - Gonzalo evitò.
- Ma sai che lo toglierò quando sarò là! Perché non voglio legarti a me, non voglio che nessuno si leghi a me! -
- Se tu non vuoi
legarti a nessuno fai pure, io però sono legato a te e lo resterò
finché mi pare! E tu questo non puoi controllarlo! - Paulo ringhiò con
una tale rabbia che questa volta le lacrime uscirono traditrici insieme
ad un tremore tipico delle grandi sfuriate. E loro ne facevano spesso,
erano argentini, non sapevano vivere le cose tranquillamente.
Forse nel mondo c’era solo un argentino mite, Leo Messi. Gli altri erano delle furie sangue puro.
Gonzalo si sentì
dilaniare alle sue lacrime e per non cedere gli diede le spalle e
riprese a fare la valigia come niente, con movimenti però pesanti e
senza sapere cosa stava prendendo e facendo.
Il muro, doveva tirare su quel muro, quel dannato muro doveva tornare.
Era bravo ad attirare
la gente e a farla innamorare di sé, era eccezionale in questo. Adorava
il contatto fisico, ammaliare, fare festa ed entrare nelle loro vite.
Perché adorava avere qualcuno vicino con cui divertirsi.
Ma poi quando passava oltre, si chiudeva e si cercava altro.
Perché sì, perché lui era così.
Forse era stato Karim a
trasformarlo, prima non aveva fatto quella cosa. Forse era una scusa
quella che usava. Forse era così e basta. Forse non c’era una ragione,
ma non intendeva cambiare, perché cambiare?
- Andiamo come puoi
dire che Cris e Riky stanno insieme dopo non so quanto tempo e noi non
possiamo? Stavano uno in America ed uno in Europa e noi che siamo in
Italia no? - Paulo pensava fosse un problema di distanza, ma non era
una cosa logica.
- Senti, Cris e Riky sono una cosa a parte. -
- Sei tu che li hai
tirati fuori! E poi perché scusa? Chi pensa a lui? Sei tu che pensi che
mi possa piacere e ti previeni dalla gelosia o dal fatto che potrei
lasciarti io per stare con lui? Lui od un altro in ogni caso? E quindi
fai come hai fatto con Dries! Lo lasci prima che ti lasci lui! Ma sai
che questo non ti impedisce di stare male, sì? -
Paulo era un treno, un treno da guerra e non si sarebbe fermato senza una risposta.
Risposta che arrivò improvvisa facendolo schiantare.
- Certo che è così! Nessuno vuole soffrire! Io lo faccio all’inizio, prima si fa e prima si torna a stare meglio! -
Paulo si rese conto di avere uno spiraglio, anche se quel che gli mostrava era shoccante.
- Ma tu non sai che
cosa succederà! Tu non sai se finiremo per stufarci e lasciarci! Perché
decidi prima che qualcosa succeda? - Insistette tornandogli davanti per
farsi guardare. Paulo rimaneva fuori di sé, mentre Gonzalo cercava
disperatamente di rimanere in piedi. Ma Dio quanto era difficile.
- Io non... - Non
sapeva cosa dire, non aveva la minima idea. - Sono cose difficili, non
puoi illuderti che andrà bene! Io sono geloso e possessivo, ti vedrò
con altri, che sia Cris o chicchessia... -
- Ma sta o non sta con Riky? -
- MA CHE CAZZO NE SO PORCA PUTTANA! MA TU NON PUOI PENSARE CHE LE COSE SIANO FACILI! VIVI IN UNA FIABA! -
- E TU TI STAI
INFILANDO IN UN INCUBO SENZA SAPERE SE LO PUOI EVITARE! - entrambi
esplosero mettendosi a gridare alla stessa maniera, fu come due tori
che si scornavano e la testardaggine senza pari di Paulo diede il colpo
di grazia a Gonzalo che scosse la testa nel panico ed indietreggiò:
- Smettila e lasciami
perdere. - Iniziò a dire piano Gonzalo tornando a dargli le spalle,
rivolto all’armadio aperto mezzo vuoto, la schiena rigida, i muscoli
tesi. Dio com’era difficile respirare.
- No, no invece! -
- Sì devi andartene e
dimenticarmi, brucia quel braccialetto! - Così dicendo cercò di
staccarselo ma si rese conto che avrebbe dovuto tagliarlo con le
forbici ed al momento di farlo, al momento di prenderne un paio e
tagliarlo esitò capendo che non poteva.
Fu lì che Paulo capì e
prendendolo per un braccio lo girò deciso, si fece guardare negli occhi
e con un’ostinazione senza precedenti disse deciso e a denti stretti:
- Perché hai così paura di perdermi? - E fu lì che finalmente Gonzalo fece crollare il suo enorme insormontabile muro.
- Perché ti amo troppo
e non sopporto che sia tu a lasciarmi perché preferisci un altro, sono
un maledetto egoista ecco perché! - Appena lo disse la diga straripò e
le lacrime di Paulo uscirono senza poter più essere trattenute.
Dopo di questo non
riuscì a dire nulla. Gli prese il viso fra le mani e lo baciò con una
passione che era sempre stata tipica loro. Le lingue si intrecciarono,
il fiato venne a mancare e quando capirono di dover respirare, Paulo
stringendo ancora forte il viso fra le sue mani, gli occhi vicino ai
suoi, mormorò sicuro:
- Allora tu togliti
pure il braccialetto e lasciami, se per te è più facile così. Io non lo
toglierò mai e non ti lascerò mai e verrò ogni dannato giorno a Milano
e sarò il tuo incubo, così ti dimostrerò che ti sbagli coi fatti! -
Perché su una cosa aveva ragione in particolare.
Con lui solo i fatti funzionavano, perché a parole non lo convincevi che aveva torto. Nessuno mai ci era riuscito a parole.
Gonzalo scosse il capo.
- Devi farti la tua
vita. - Ma mentre lo diceva gli prendeva la maglietta e gliela sfilava
via per poi prenderlo da sotto le braccia e sollevarlo. Paulo avvolse
le gambe intorno alla sua vita e si fece afferrare, le sue mani sulle
natiche, le braccia intorno al suo collo, la bocca sulla sua a parlare
e succhiarlo insieme:
- Decido io con chi deve essere la mia vita. -
Gonzalo lo portò sul
letto, lo stese e si mise sopra di lui spingendo malamente giù le
valigie aperte e mezze fatte. Si rovesciarono per terra mentre loro si
misero meglio sopra, baciandosi.
- Tanto ci lasceremo lo
stesso, non dureremo. Non siamo fatti per le storie a distanza. Ci
faremo prendere da altri e se non sarà Cris perché è occupato, sarà
Douglas! - Mentre lo diceva gli afferrava i jeans estivi e glieli
apriva togliendoglieli brutalmente, con essi si abbassarono quasi del
tutto anche i boxer che si fermarono sulla sua erezione che già si
eccitava.
- Se succederà amen. Mi
dirai che avevi ragione e la vivremo in quel momento! Ma io non mi
privo di una cosa perché sai che sarà così. Non sai un cazzo! - Forse
era questione di principio, forse era esperienza. Ci era passato.
O magari testardaggine.
O, forse, era davvero
egoismo. Preferiva lasciarsi di comune accordo che ritrovarsi
spodestato da un altro. Essere messo in parte dall’arrivo di un altro
nella sua vita.
Una questione super personale ed egoistica. Niente di più.
La sua bocca risalì
dopo avergli tolto i boxer, risalì sulle sue cosce aperte e la lingua
lo bruciò sull’inguine dove lo leccò e lo succhiò con il suo tipico
impeto che gli fece perdere letteralmente la testa.
Chi poteva dargli quello?
Chi sulla faccia della
Terra era in grado di fargli girare la testa in quel modo, di farlo
suo, di possederlo, ma possederlo sul serio. Di essere il suo uomo, il
suo.
Non c’era uno che lo bruciasse a quel modo ogni volta che entravano in contatto.
‘Il rosso mi ricorda
te. Sei così tu. Tu sei il rosso. Sei il sangue, sei la carne, sei il
sesso, sei il fuoco, sei la vita che brucia.’
Con queste parole si
erano scambiati il braccialetto, un filo di raso rosso con due nodini
che potevi allargare e stringere per toglierlo e metterlo. Un
braccialetto uguale per entrambi che rappresentava un legame da cui
Gonzalo aveva sempre voluto scappare, ma che alla fine non ci era
riuscito.
La sua erezione crebbe
nella sua bocca, le sue mani lo accompagnavano sulla nuca attirandolo a
sé, i piedi spingevano il bacino e sospirava. Sospirava forte, Paulo.
Come aveva potuto permettergli di mettergli quel braccialetto?
Era come fidanzarsi sul
serio, l’aveva illuso. O forse si era illuso lui di poter vivere una
relazione in modo normale. L’aveva voluto davvero, l’aveva voluto
troppo e lo voleva ancora.
Risalì sul suo corpo
ricoprendolo di piccoli morsi alternati a baci, lo sentiva fremere a
quel trattamento, inarcò la schiena mentre si occupava dei suoi
capezzoli, le dita fra i suoi capelli corti a cercare di stringerlo e
tirarlo.
‘Non è amore, so che ne
hai paura. Non ti amo, non te lo direi mai. Però sono speciale per te,
no? Non sono come un altro dei nostri compagni, vero? Allora questo
braccialetto significa che sono speciale. Ed il tuo è uguale. Non che
ci amiamo. Ma che siamo speciali.’
Ma forse si erano illusi, perché alla fine quel braccialetto significava proprio che si amavano e prima glielo aveva detto.
“Stupido idiota!
Stupido maledetto idiota, cosa ti è saltato in mente di scoprirti
tanto? Quanto egoista e stronzo sembri a dire che non vuoi che lui ti
rimpiazzi e che preferisci finirla prima che succeda? È che l’idea che
si innamori di un altro mentre sta con me mi manda così fuori di testa
ed è stata la stessa cosa con Dries, per questo ho fatto lo stronzo.
Era più facile per tutti. È stato felice più in fretta ed anche io.”
Karim era diverso,
Karim era complicato. Karim l’aveva davvero fatto soffrire al punto da
sentirsi sfinito al suo fianco, al punto da voler scappare e cambiare
aria e dimenticare. Ricominciare da zero.
Ma forse era stato anche felice. Forse si erano amati.
Forse tanto soffrivi per qualcuno, tanto lo amavi.
Gonzalo gli morse la
spalla e succhiò mentre affondava in lui con violenza e passione,
mentre ad ogni colpo andava più in dentro, mentre Paulo lo stringeva e
le sue unghie lo graffiavano, mentre gridava e gemeva.
Furia, passione, desiderio, dolore e paura.
Una di quelle paure di poter essere rimpiazzato. Di essere rimpiazzabile. Di non essere in realtà amato.
Quel terrore rosso gli
avrebbe fatto togliere il braccialetto dal polso una volta a Milano per
dimostrare a sé stesso che non gli importava, che non era legato, che
anche se per gli altri era rimpiazzabile, lui andava in giro a
conquistare nuove piazze.
Sarebbe stato speciale per qualcun altro, mentre non importava se per Paulo qualcun altro diventava speciale.
Se lo sarebbe tolto, quel maledetto braccialetto, ma l’avrebbe tenuto nel portafogli.
E poi ogni sera gli avrebbe aperto la porta e l’avrebbe fatto entrare con una risata ed una battuta.
‘Ma sei ancora qua! Davvero non molli, eh?’
Perché Paulo non
avrebbe mollato, sarebbe andato da lui a Milano ogni giorno a
dimostrargli che lui, invece, non l’aveva rimpiazzato e che non ne
aveva la minima intenzione.
Perché solo uno della stessa pasta, un piccolo uragano dalle idee chiare, poteva tenere testa ad uno così testardo.
Gonzalo gli venne
dentro dopo avergli fatto raggiungere l’orgasmo e lo baciò assaporando
il salato delle loro labbra e delle loro lingue.
Quel bacio che sapeva di lacrime mentre ansimavano e ripetevano che non avrebbero ceduto.
- Ti dimostrerò a fatti
che ti sbagli, brutto imbecille! - Brontolò Paulo stringendogli le
braccia intorno al collo senza la minima intenzione di farlo andare
via.
Gonzalo rise
schiacciandosi su di lui, la mano sulla sua nuca, gli occhi stretti ad
imprimersi quel momento che lui era convinto sarebbe stato l’ultimo.
- Vedremo chi ha
ragione! - Esclamò cercando di scherzare senza far capire che gli
bruciava, quanto gli bruciava andarsene da quel posto, quella volta.
‘Guarda che te lo puoi anche togliere’
‘Pensi che non so che l’hai conservato da qualche parte?’
‘Sciocchezze, lo vedi che non lo indosso più!’
‘Io vedo un enorme imbecille che pensa di farmi fesso!’
‘Fai come vuoi, tanto lo fai sempre!’
‘E ci mancherebbe, sarei stupido a lasciare fare a te!’
Scambio di messaggi tipico.
Come tipico fu quella
suonata di campanello, che era particolare e specifica, due suoni corti
ed uno lungo e quando li sentiva, Gonzalo fremeva.
Il primo giorno però
venne colto alla sprovvista perché non l’aveva nemmeno avvertito ed era
tornato da un paio di ore dagli allenamenti, si stava rilassando nel
suo nuovo attico di lusso quando si ritrovò la sua faccia corrucciata
da uccellino imbronciato.
Il cuore gli fece un
paio di capriole e sperò di non fare una faccia troppo ebete, ma venne
presto distratto da lui che entrava come se fosse stato invitato e,
sempre come se vivesse lì con lui abitualmente, andò alla ricerca dei
suoi effetti personali che trovò in un cassetto dell’ingresso.
Gonzalo rimase
instupidito a fissarlo senza capire perché si faceva due ore di auto
senza avvertirlo per poi non dirgli nemmeno mezza parola. Non si
vedevano da quando si erano lasciati in quel modo anomalo, giurandosi
che per uno era finita e per l’altro no.
Ma Paulo prese il suo
portafogli e sicuro come un cane da caccia che aveva puntato la sua
preda, prese il braccialettino rosso di Gonzalo riposto come aveva
pensato e glielo sventolò davanti alla faccia.
- Nascondilo pure,
pensi che io sia tanto scemo? - Gonzalo voleva fare mille cose diverse
fra cui prenderlo in giro per fargli vedere che non era al settimo
cielo all’idea di rivederlo di nuovo e di essere smentito, ma alla fine
rise, scosse la testa, glielo prese, lo buttò nel cassetto insieme al
proprio portafogli e poi afferrò Paulo per la vita sollevandoselo
addosso come se fosse un koala.
Una volta che l’ebbe di nuovo fra le sue braccia e che lo stava baciando, si interruppe con un ghigno divertito.
- Lo butterò domani. - Paulo annuì con lo stesso ghigno.
- Sì certo, ti credo. -
Ovviamente non l’avrebbe buttato.