CAPITOLO
II:
MI
SOMIGLIA?
Il
posto era paradisiaco e l’hotel quanto di più comodo potesse esserci e
attrezzato tanto per le coppie quanto per le famiglie con bambini.
A
due passi dal mare più splendido mai visto, sole meraviglioso, ambiente
da tipica vacanza marittima e a quanto pareva nemmeno l’ombra di un
giornalista o di un seccatore che li riconoscesse.
Certamente
fra cappellini e occhiali scuri giganteschi ci voleva un certo occhio
attento per riconoscerli.
Erano
fiduciosi, avrebbero potuto passare dei giorni tranquilli e rilassati.
O
almeno la speranza era quella.
Le
camere erano grandissime e super fornite, vicine ed unite da una
spaziosissima terrazza esterna.
Quando
arrivarono a destinazione era già sera e fra il fuso orario e
l’alzataccia erano tutti insonnoliti e poco vogliosi di far già grandi
cose, quindi l’esplorazione e le feste decisero tutti di rimandarle ai
giorni successivi.
Per
prima cosa si accontentarono di una cena in compagnia con la dovuta
promessa di Cristiano ad Irina che non avrebbero passato tutte le
settimane insieme all’altra splendida famiglia, poi aveva realizzato
che comunque c’era il piccolo ‘cosino’ e si era smontata comunque.
Anche trovando delle ore da soli, con quella robetta in mezzo ci
sarebbe stato poco che potevano fare!
Alla
fine non era stata in grado di scegliere l’opportunità migliore, così
aveva deciso di lasciare tutto al fato nella speranza che avesse pietà
di lei.
Non
aveva niente contro i due amici, ma il discorso cadeva sempre sul
discorso figli, caos e poca intimità.
Andare
in vacanza con Cristiano e non avere occasioni per starci da sola era
un puro spreco… ma ormai c’era, gli aveva detto di sì e tanto valeva
cercare di trovare qualcosa di piacevole da quello che probabilmente
non sarebbe stato poi tanto bello che aveva immaginato.
Il
ristorante era quello dell’hotel, un gran bel posto di lusso e di tutto
rispetto.
Posto
dove sia Ricardo che Caroline si trovarono immediatamente a disagio al
contrario di Cristiano ed Irina che si trovarono perfettamente a loro
agio.
-
L’hai scelto tu anche questo oppure hai fatto fare tutto all’agenzia? -
Chiese Riky pur sapendo già la risposta.
Cris
infatti con un sorriso splendente fu lieto di dire:
-
Tutto io! Ho scelto in base alle foto del posto e questo albergo era
quello che mi piaceva di più! Ho letto anche che ha un servizio
impeccabile e che non ci avrebbero fatto mancare niente! Oltretutto è
vicino alla spiaggia, al parco divertimenti per i bambini e al
quartiere dei divertimenti per i grandi! - A questo Riky lo guardò
inquisitore:
-
Tu… sai che le nostre piccole tre creature non potranno mettere piede
in quei luoghi per adulti, vero? -
-
Certo, per chi mi prendi? Infatti c’è anche il parco divertimenti e la
spiaggia! - Rispose senza capire che problema ci fosse.
- E
con ‘divertimenti per adulti’ tu intendi? -
A
quello Cristiano capì a cosa si riferiva e si ammosciò:
-
Locali… - Disse vago consapevole che tanto coi bambini non avrebbero di
certo potuto nemmeno guardarli…
In
evidente crisi mistica per aver appreso la notizia più tragica del
mondo, Caroline, che era Caroline, la buonissima moglie di Ricardo,
ebbe pietà di lui -non certo di Irina che aveva cominciato a sbuffare
come una teiera…- ed intervenne come un angelo caduto dal cielo.
-
Ma dai, possiamo tenere noi ogni tanto Cris J se è quello il problema…
quando decidete di fare una serata fra voi lo teniamo senza problemi,
tanto lui e Luca giocano volentieri insieme. - Ricardo fu colto da
un’improvvisa morsa atroce che gli chiuse lo stomaco e la fame, mentre
Irina si illuminò cominciando ad adorare più di prima quella Santa
donna che aveva davanti.
Improvvisamente
era felicissima di essere andata in vacanza con lei!
Cristiano,
invece, capendo che non era una grande idea come appariva, non per lui
e Ricardo, bevve un lunghissimo sorso di birra fino a gonfiarsi come un
pallone e col cervello immerso nelle bollicine ingoiò un rutto poco
fine.
Evitò
con cura lo sguardo di Ricardo sperando non fosse troppo tragico, dopo
di che sapendo di non avere scelta, alla domanda entusiasta di Irina: -
Che gentile! Non è una bella idea, Cris? - aveva potuto rispondere solo
con un ‘sì’ da premio oscar. Sembrava davvero contento, ma quella era
la sua dote principale. Saper recitare al momento del bisogno.
Per
il resto della serata Ricardo non aveva spiccicato parola.
Ecco
che il suo più grande incubo cominciava a dimostrarsi realtà davanti ai
suoi occhi… ed in pochissimo tempo, per di più!
Veder
pomiciare Cristiano ed Irina era sempre stata la cosa che più gli aveva
fatto male -e dire male era poco- ma sapeva che non poteva recriminare
nulla, soprattutto pretendere che smettesse. Cris si era messo con lei
perché lui era sposato, per non farlo sentire un verme solitario.
Almeno erano vermi in due, facevano la stessa bastardata… era come
legarsi da un doppio filo, agli occhi del portoghese era un gesto
romanticissimo!
Sicuramente,
inoltre, a lui faceva lo stesso male vederlo con sua moglie, specie
quando erano in perfetta sincronia.
-
Hai mica visto se c’è anche una chiesa evangelista? - Chiese Caroline
candidamente non notando lo strano mutismo di Ricardo e reputandolo
solo stanchezza normale.
Cristiano,
che si stava bevendo il digestivo, per poco si soffocò ricordandosi
solo in quel momento il piccolo particolare che aveva sacrilegamente
trascurato…
Ricardo
si drizzò subito sulla sedia e lo guardò con gli occhi più grandi e
supplichevoli che avesse mai avuto.
Occhi
che dicevano ‘non puoi avermi fatto questo…’
Cristiano
sapeva quanto Riky ci tenesse… come aveva fatto a dimenticarlo?
Eh
sì che era stato certo di aver pensato a tutto!
-
Ehm… come posso dire… non so… ma sicuramente una ce ne sarà nelle
vicinanze… -
Improvvisò
mortificato mentre Irina con tatto inesistente asseriva:
-
Ma dai, in chiesa anche in vacanza? - Dal punto di vista della modella
potevano fare quello che volevano, andare nello stesso posto e
pernottare in camere confinanti non significava dover stare insieme
tutte le ore del giorno, anzi… purtroppo il problema era il piccolo
‘cosino’ che poteva sopportare solo se qualcun altro ci badava e se lei
non veniva messa in mezzo. Il problema stava però nel fatto che se il
suo Cris ci badava, non aveva tempo per stare con lei!
Riky
nemmeno la calcolò continuando a guardare inorridito Cristiano come se
avesse peccato di blasfemia, mentre Caroline con tatto e diplomazia
cominciò a spiegarle qual era il loro stile di vita e perché non c’era
niente di male nell’andarci anche in vacanza ed anzi, proprio mentre ci
si divertiva non era proprio il caso di mettere da parte Gesù.
Irina
si pentì amaramente della propria affermazione sparata senza pensarci e
dall’espressione di puro tilt mentre ascoltava la donna sapendo di non
potersi più sottrarre dal sermone, Cris ghignò divertito. Non poteva
che apprezzare la scenetta.
Se
non che gli occhi espressivi di Riky lo trapassarono da parte a parte
facendolo sentire una cacca galleggiante!
-
Tesoro, è meglio se andiamo a dormire, i bambini sono partiti… - Disse
poi Caroline dopo aver finito la predica a quella ragazza priva di vita
spirituale che per la fine della vacanza avrebbe dovuto convertire per
salvarle l’anima.
Ricardo
allora mise momentaneamente da parte l’enorme problema numero due
appena sorto, quindi si accorse solo in quel momento che sia Isabella
nella carrozzina che Luca nel suo braccio ronfavano teneramente della
grossa, così cercò anche Cris J convinto che anch’egli nel seggiolone
richiesto al cameriere per tenerlo a tavola con loro, fosse bello che
addormentato.
Naturalmente
così non era visto che pimpante come una pulce stava provvedendo a fare
in mille minuscoli pezzettini un fazzoletto di carta.
-
Ma come fa a non dormire? Ha un anno, dovrebbe essere sfinito… persino
Luca, dorme! - Chiese stupito Ricardo dimenticandosi finalmente della
chiesa. Momentaneamente.
Cristiano
si mise a ridere:
-
Questo ha una resistenza più lunga della mia! Niente lo fa crollare! -
Decisamente allarmante visto che quella che lo faceva addormentare
sempre non c’era, ovvero la nonna.
Solo
Ricardo si rese conto di quello che sarebbe stato un gran problema,
quindi preparandosi al primo intervento da parte sua a quel padre
impreparato che era il suo compagno, si alzò sistemandosi il figlio
sulle braccia, a ruota lo seguì Caroline che spinse la carrozzina con
Isabella e Cristiano che prese il proprio piccolo. Per ultima Irina
sbuffante ed annoiata, lieta di stare andando in camera. Almeno la
notte quel ‘cosino’ avrebbe dormito, no?
Illusa!
Una
volta giunti in camera Ricardo contò i secondi, ne passarono pochi,
dopo di che il telefono gli squillò.
Non
sarebbe servito lo chiamasse, sapeva perfettamente dalle urla di quella
piccola peste quale fosse il problema.
Ricardo
infatti non rispose nemmeno e rivolto a sua moglie gli disse con un
sorriso consapevole:
-
Scusa, vado a dargli una mano con Cris J. -
Caroline
annuì con la medesima espressione comprensiva, quindi si stese e
sapendo che ci avrebbe messo quella vita e mezza, si lasciò prendere
dalle dolci braccia di Morfeo.
Ricardo
spuntò dunque dopo pochi secondi dalla terrazza spaziosa che avevano in
comune, quindi appena si affacciò alla camera aperta non poté
trattenere le risate più sentite della sua vita.
Una
sbuffante ed esasperata Irina stava cominciando coi riti Woodoo mentre
un altrettanto malmesso Cristiano teneva in braccio il piccolo diavolo
urlante che non voleva saperne di dormire nemmeno per sbaglio.
-
N-non è abituato a dormire con me… se ne occupa mia madre, io non so
come diavolo si fa a… - Ma Ricardo non lo fece finire, entrando come un
angelo salvatore, gli prese il bambino di mano e se lo sistemò sulla
spalla cominciando a battergli la schiena piano piano, quindi
muovendosi ritmicamente il necessario per distrarlo dalle lacrime, lo
fece smettere. Magicamente.
Proseguì
parlandogli sotto voce all’orecchio, con calma e pacatezza ed il suo
solito sorriso paterno che Cristiano tanto gli invidiava.
Rimase
inebetito a guardarlo.
Come
aveva fatto?
Con
la bocca aperta mimò la domanda ma non gli uscì voce, quindi Riky una
volta vinto sul pianto convulso di Cris J, sempre usando un tono sereno
e tranquillo, lo illuminò:
-
Dipende dal tuo stato d’animo. Loro sentono tutto, sono molto
ricettivi. Se sei nervoso loro lo diventano il doppio. Se sei calmo lo
sono anche loro. Ti eri agitato all’idea di farlo dormire da solo e lui
l’ha sentito subito. - Cristiano ora lo guardava come se fosse Dio
stesso e ammirato, non riusciva nemmeno a parlare, così Ricardo,
continuando a leggergli perfettamente nella mente -e non solo nella
sua, anche in quella tempestosa di Irina-, disse poi: - Andiamo a fare
due passi, le passeggiate notturne piacciono molto ai bambini, si
rilassano in un attimo. -
Beccandosi
l’ennesima benedizione della sua ragazza, Cristiano colse al volo
l’occasione e senza farselo ripetere -pensando che fosse un piano
perfetto per stare finalmente un po’ soli- uscirono sistemando Cris J
nella carrozzina che aveva provveduto a portarsi dietro.
Messolo
dentro e avvisato anche Caroline, i due ragazzi uscirono dall’albergo
nella prima passeggiata solitaria notturna.
La
prima di una lunga serie, dal momento che, chissà come mai, Cris J si
sarebbe addormentato sempre e solo in quel modo.
Finalmente
soli e finalmente calmi, Ricardo continuò a parlare di figli rimanendo
nell’argomento che comunque gli piaceva di più in assoluto.
-
Ogni bambino ha un modo suo per addormentarsi, dipende da come vengono
abituati da piccolissimi. Luca e Isabella ad esempio si addormentano
solo se Caroline canta loro qualcosa. - La donna era un’eccellente
cantante che però aveva messo da parte la propria carriera per la
famiglia. Carriera che non era decollata come avrebbe meritato.
-
Non ho la più pallida idea di come mia madre lo addormenti! - Esclamò
Cristiano continuando a pensare sempre più che non era per niente un
bravo genitore.
Più
stava con Riky in quelle vesti e più si sentiva inferiore e sentirsi
inferiore a qualcuno in qualcosa era per lui inaudito.
In
effetti non era mai successo.
Ricardo
sorrise intenerito capendo il suo stato d’animo, sapeva bene quale
fosse il problema del suo compagno ma non aveva un’effettiva soluzione
se non questa…
-
Devi innanzitutto cominciare a convincerti che non esistono padri
inadatti ma solo inesperti e se si tratta solo di esperienza quella te
la fai in un attimo. Basta che ti prendi del tempo da passare con lui e
con pazienza impari da tuo figlio stesso ciò che ha bisogno per vivere
giorno dopo giorno. Lui ti insegna tutto, sai… i bambini dipendono dai
genitori ma i genitori imparano da loro a diventare ciò che sono. - E
Cristiano, riappacificato col mondo, sarebbe stato ore a sentirlo
parlare.
In
un attimo tutto dimenticato, in un attimo solo la convinzione di
potercela fare, persino uno come lui!
Notò
il piccolo ormai addormentato della grossa e si fermarono su un muretto
che costeggiava una zona di spiaggia isolata e tranquilla, nonché buia
e lontana dalle luci e dal caos della cittadina marittima.
Sedutisi
così sul muretto che dava sulla sabbia e nascosti da una siepe al di là
del marciapiede, trovarono la loro intimità tanto agognata.
Se
la godettero con quella calma che Cristiano cominciava a testare solo
in quel momento per la prima volta.
Era
strano non prendere freneticamente e prepotentemente il sopravvento coi
suoi modi avvenenti ed irruenti, nonché effettivamente esagerati.
-
Non penso di esserne tagliato… - Tentò debolmente fissando con un velo
di tristezza il figlio teneramente addormentato. Con dolcezza Riky si
abbandonò ad una carezza dispiaciuto che pensasse questo.
-
Tu sei tagliato per essere quello che vuoi, l’hai sempre detto. Se c’è
qualcosa che vuoi fare non esiste che qualcuno te lo impedisca. Nemmeno
quella che tu credi sia la tua natura. - E solo lui, forse, poteva
pensare di ragionare con un’irrazionale come Cristiano. Ma solo lui,
comunque, poteva riuscire a ricavarne qualcosa.
Al
suo sorriso debole, sorriso di chi probabilmente ricordava il modo in
cui il piccolo Cris J era entrato nella sua vita inaspettatamente,
continuò sia con la carezza al collo che a parlare con quel tono pacato
e tranquillizzante. Anche l’espressione era sicurezza allo stato puro.
Davvero. Cris sarebbe stato anche tutta la notte lì con lui a farsi
rassicurare.
Non
era frequente che dimostrasse le proprie debolezza poiché non era
frequente che ammettesse anche solo con sé stesso di averne.
-
Naturalmente è stato ammirevole e responsabile da parte tua l’affidarlo
a tua madre sapendo di non avere la maturità e la testa per crescerlo
per conto tuo, però io dico che adesso è ora di cominciare, no? Con i
dovuti aiuti, ma di iniziare. So che già lo cambi, gli fai il bagnetto
e gli dai da mangiare tu tutte le volte che puoi e sei libero. So anche
che giochi e che stai con lui in tutti i momenti liberi. Sei già
cambiato tanto. Si tratta solo di convincerti che vai bene e che quello
che ancora non sai fare, come addormentarlo o passare il resto del
tempo con lui, lo imparerai. -
-
Io ad esempio ho paura di non capire quando sta male, se ha bisogni
particolari, se urla per qualcosa che non sia il pannolino e la fame…
ho paura di non essere sufficiente, che le quattro cose che so fare ed
ho imparato con fatica, non bastino… vedi stasera ad esempio. Se non ci
fossi stato tu avrebbe urlato tutta la notte! - Cominciò a parlare a
ruota libera cogliendo l’attimo e prendendolo come una personale
occasione di capirci qualcosa.
-
Si sarebbe addormentato sfinito ad un certo punto. Ogni tanto possono
anche piangere. Se non hanno male da qualche parte, fame o bisogno di
cambiarsi, possono anche gridare. A volte sono solo capricci. -
Ricardo
l’assecondò cominciando a rispondere ad un paio di quei suoi dubbi che
non aveva mai osato porre per paura di risultare idiota. Era bello che
nel modo in cui rispondeva Cristiano non si sentisse più inferiore o
stupido ma solo in grado di imparare qualcosa di davvero importante.
-
Ma come li distingui i capricci dai bisogni seri? A me le sue urla
sembrano tutte uguali! - Domanda posta di cuore fatta girandosi quasi
del tutto verso di lui. Ricardo si perse ad osservarlo e trattenne un
sorriso che divenne indulgente mentre la mano era scesa a carezzargli
la coscia avvolta nei jeans che arrivavano fino al ginocchio.
-
Intanto comincia a non accontentarlo sempre e a non tenerlo troppo in
braccio. A volte anche se gli dici di no non gli fai male. Poi le
piccole cose verranno da loro quando comincerai a passare del tempo
come si deve con lui. -
Cristiano
continuava a bere ogni cosa gli dicesse e a prenderla per oro colato,
non si sentiva nemmeno offeso, questo perché Riky sapeva come
dirgliele.
-
Io ricordo che quando piangevo mi venivano offerte mille cose e potevo
scegliere fra una delle tante che mi davano per farmi stare zitto. Così
pensavo si facesse coi bambini… -
Riky
sorrise spontaneo a quella rivelazione sulla sua infanzia.
-
Chissà perché lo immaginavo… essendo che così ti trattava tua mamma che
sta crescendo anche tuo figlio, è ovvio che sia una tua copia. -
Cristiano sorrise ma non per quello che aveva detto bensì per il fatto
che Riky fosse divertito da qualcosa. Non importava cosa fosse.
La
sua risata lo rilassava.
-
Mi somiglia? - Chiese poi.
Il
brasiliano piegò la testa di lato e si fece serio, quindi sfiorò con lo
sguardo il piccolo Cris ed il grande a pochi centimetri da sé. Lieto di
essere solo con lui in un posto isolato e tranquillo, tolse ogni tipo
di catena e si lasciò andare accarezzandogli anche il viso.
La
guancia liscia e calda sembrava aspettasse solo le sue dita. Dopo aver
percorso il suoi zigomi e lo stesso neo che c’era sulla guancia del
bambino, gliele prese e le pizzicò con una breve luce di divertimento:
-
Sei identico, ha le tue stesse guance morbide… la stessa pelle liscia…
la stessa carnagione scura… - E mano a mano che proseguiva si faceva
sempre più serio e intimo. Intimo a sussurrato. - Lo stesso neo qua… -
glielo toccò smettendo di pizzicarlo scherzosamente. - la stessa bocca
ben disegnata e piena… - gli passò il pollice su di essa e senza farsi
sfuggire l’occasione troppo perfetta, Cris la schiuse e cominciò a
succhiarglielo con sensuale lentezza, senza staccare mai gli occhi dai
suoi, magnetizzati l’uno dall’altro. - gli stessi occhi color
cioccolata che al sole si schiariscono… - ed ora erano ad un soffio
l’uno dall’altro, a separarli solo il dito di Riky nelle labbra di Cris
che stava succhiando languidamente, pieno di malizia, immaginandosi
chiaramente di starlo facendo con qualcos’altro.
-
Ha anche il tuo stesso modo di fare i capricci! - Disse poi con un
lampo divertito, ricordandosi il modo in cui l’aveva convinto a fare
quella vacanza insieme. Non proprio battendo i piedi ed urlando ma poco
ci era mancato…
Cris
sorrise brevemente, quindi smise di succhiare il suo pollice per
rispondergli di nuovo con malizia ed una luce seducente nello sguardo.
-
Spero che qualche differenza ci sia… -
Ovviamente
era chiaro a cosa alludesse e approfittando delle sue labbra libere,
Ricardo vi arrivò sfiorandogliele con le proprie, prima di unirle si
fermò e lo contemplò da quella vicinanza esasperante, poi con un
sorrisino compiaciuto rispose:
-
Oh sì… una differenza devo dire che c’è… l’età! -
Più
che sufficiante…
-
Quello che basta… - Fece Cris assecondandolo con la medesima
espressione, circondandogli la vita: - per poter fare le cose dei
grandi! -
Dopo
di quello finalmente si unirono definitivamente in un bacio, il primo
di quando si erano separati qualche giorno fa per cominciare i
preparativi della vacanza.
Il
primo che li rilassò davvero rasserenandoli e stendendo i nervi.
Con
le lingue allacciate e il sapore l’uno nell’altro, fu come se
respirassero davvero e la stanchezza per un attimo scemò restituendogli
forze necessarie per affrontare un’intera notte svegli. Cosa che non
sarebbe potuta essere di certo.
Realizzando
che non avrebbero potuto fare ciò che volevano e che anzi erano folli a
baciarsi comunque all’aperto, seppure nascosti, si separarono ansimanti
rimanendo abbracciati. Ricardo sempre tenendo il viso di Cris fra le
mani, poi con un ultimo sguardo attento e penetrante, lo sguardo di uno
che voleva ricordarsi per bene il probabile unico momento bello di
quelle vacanze che sapeva sarebbero state allucinanti, disse più serio
che mai:
-
Sappi però che per non esserti assicurato sulla chiesa evangelista
perdi il diritto di avere più di un bacio per stanotte. - Cris rise
consapevole che comunque lo pensava davvero. Poi il compagno aggiunse
con una punta di effettivo candido fastidio: - E se ti azzardi a
passare davvero delle serate solo con Irina lasciandoci Cris J perdi il
diritto ad avere tutto il resto! Non per il piccolo, s’intende, lo
adoro e ci sto volentieri. Ma per te! -
Più
di così non avrebbe potuto essere chiaro, così come non avrebbe potuto
essere più vero. Vero nel senso che non stava per niente scherzando e
che fra le righe c’era un ulteriore significato che a Cris non sfuggì.
Oh,
per nulla.
E
quando lo colse un’onda di eccitazione lo invase, un’oda che stentò a
tenersi per sé.
Quella
era gelosia in piena regola ed anche la più deliziosa che avesse mai
visto.
Certamente
lì gli apparve deliziosa. Non sapeva ancora cosa l’aspettava.