21. VIA LA PATINA
/Roger/
“È che non riesco a togliermelo dalla testa.
La mano di Stan fra le mie gambe.
La sua lingua nell’orecchio. E poi il bacio.
Stan non sfuma, non sfuma per nulla, rimane lì.
Spingo la testa di Rafa sul mio
inguine e lui mi avvolge l’erezione con le labbra, sto un po’ ad
eccitarmi e solo quando chiudo gli occhi e ripenso alla mano di Stan
qua al posto della sua bocca, mi diventa duro.
Scuoto la testa e lo lascio andare lasciandomi indietro con la schiena, libero di continuare o smettere.
Mi copro il viso con le mani e quasi disperato mi mordo il labbro.
- Perché non è più la stessa cosa? Solo l’anno scorso era sconvolgente… ed ora… - Rafa smette e si alza sospirando.
- Perché non avevi provato altro.
Avevi trovato una parte di te, quella attratta da alcuni ragazzi. Ora
hai trovato l’altra. Quella che ama Stan. Ma solo se provi capisci qual
è la tua strada. Prima che ti saltassi addosso non sapevi quanto bello
fosse scopare con un uomo. Solo dopo l’hai saputo. - Tolgo le mani
dalla faccia e lo guardo stupito della sua analisi quasi dura, Rafa va
al bagno e si sciacqua la bocca per poi bere, infine si siede sul
letto.
- Sei arrabbiato? - Mi guarda sorpreso.
- Perché dovrei? -
- Sembri infastidito… - Alza le spalle.
- È ora che apri del tutto gli
occhi, che accetti le cose e che ti butti. Hai Stan in testa. Quando
stava per staccarsi sei impazzito. Hai paura di non poterlo
controllare, per questo hai preferito tenere le distanze. Ma ora non ti
basta. Devi andare da lui, Roger. Io non ho un’assoluzione da darti. Le
cose sono andate così, io ti amerò sempre a modo mio, così come tu
amerai me a modo tuo, ma questo non significa precluderci quelle che
possono essere le nostre vere storie. Quelle che ci fanno perdere la
testa e che non ci fanno più vedere e volere nessun altro. - Da come lo
descrive si capisce che lo sta provando e allora mi viene in mente il
fatto che l’aveva fatto con Nole, poi non gli ho più chiesto nulla in
merito.
- Sei tornato con lui? - Chiedo senza nemmeno nominarlo.
- Sì. - Lo dice fissandomi dritto negli occhi con la sua forza caratteristica che invidio molto.
Io sospiro. Mi sento così
insicuro, forse per questo mi sono sentito attratto da lui, volevo la
sua forza, la sua sicurezza, la sua chiarezza di desiderio, idee e
pensiero.
- Com’è stato? - Sorride imbarazzato.
- Incredibilmente bello. - sorrido malinconico.
- Lo rifarai? - Si stringe nelle spalle stendendosi nel letto a pancia in giù.
- Sì. - Dice spietato, diretto,
onesto. Sospiro. Sono invidioso, non geloso. Che lui sa cosa vuole ed
ha già avuto il coraggio di provarlo.
- Credi che sia solo sesso o altro? - Alza ancora le spalle.
- Non lo so, per ora è solo
sesso, però voglio farlo solo con lui. Anche prima avevo lui in testa e
mi sentivo a disagio, come se lo tradissi e la cosa non mi piaceva. -
Esita e si morde il labbro, poi aggiunge: - quando l’ho fatto che stavo
con te non ci ho pensato nemmeno un secondo. L’ho tirato in camera e mi
sono fatto fare di tutto. Nemmeno un minimo disagio. - Ride
imbarazzato. - Scusa, ma se non ne parlo con te… -
Scuoto la testa calmo e sospiro.
Non mi fa effetto. Ho voluto sentire queste cose di proposito, ma non
sono dilaniato, geloso, folle. Come lo ero quando Stan mi parlava di
quest’altra storia.
- Va bene. Voglio che parliamo di
tutto. Ho bisogno di uno che sappia tutto di me… non sono pronto a
perderti del tutto. - Così mi guarda sorpreso mentre giro lo sguardo
dall’altra parte, lo sento alzarsi e sedermisi addosso, poi mi prende
la testa con le braccia e mi stringe forte. Quella forza irruente che
mette lui nelle cose. E trattengo il fiato prima di buttarlo fuori
sotto forma di lacrime. Mi aggrappo a lui e accetto l’abbraccio, mi
rifugio e sto così per non so quanto. Lui mi abbraccia e raccoglie
tutto.
- Non mi perderai. Stiamo solo
capendo noi stessi, chi siamo, cosa vogliamo, cosa proviamo. A volte è
più difficile, a volte è anche doloroso. - Non sapevo che fosse tanto
sensibile.
Pensavo di essere io quello
emotivo, ma mi rendo conto che la mania del controllo mi rende forse
freddo, talvolta. Tengo fuori le mie emozioni quando gioco e questo la
dice lunga su chi io sia. Per anni sono stato con Stan senza andare
oltre, e ci sono riuscito. Anche questo la dice lunga su chi io sia.
Forse non riesco a provare i sentimenti e le emozioni come fanno gli
altri, è grazie a questo che non soffro mai la pressione.
Forse non amo nemmeno sul serio,
altrimenti non sarei mai riuscito a tradire Mirka, a sposarla, a
tradirla ancora e a farlo tutt’ora che abbiamo figli.
Forse è questo il punto. Non amo, non so amare e quando mi trovo davanti a cose forti fraintendo e prendo una cosa per l’altra.
Amo Stan, dopotutto? Forse è solo
ossessione… perché vorrebbe staccarsi da me ed io sono egoista e
possessivo e non voglio che una cosa mia mi abbandoni. Forse sono la
persona più brutta del mondo.
Sto abbracciato a Rafa a piangere
e poi lui mi bacia la fronte, mi asciuga il viso e con un sorriso dolce
mi dice che posso venire quando voglio per qualunque cosa.
- Grazie… non… non so cosa avrei fatto senza di te… - Sorride.
- Te la saresti cavata, Roger Federer trova sempre un modo! - Così ridacchiando ci alziamo.
- Ti lascio dormire che domani
hai una semifinale da giocare!- Annuisce e mi accompagna alla porta, mi
lascia una carezza ed esco.
Rafa è sentimenti, impulsi, emozioni.
Tutto quello che io non sono. Siamo gli opposti.
Poi penso a Nole.
Anche lui è nervi ed espansività.
Non sa tenersi niente dentro, lo butta fuori anche sotto forma di gioco
o scherno, perché non lo può tenere dentro. Ma cosa, di quel che tira
fuori, è autentico e cosa è invece una montatura?
Mi chiedo se lui sia così giocoso
con tutti perché è davvero così aperto ed espansivo e gli piacciono
tutti, oppure se è perché è più comodo.
Mentre vado alla mia camera penso a loro due.
Entrambi hanno un loro modo di
vivere loro stessi e tirare fuori le cose, infatti fanno scintille
insieme, in tanti sensi ed in ogni campo. Credo che una loro relazione
sarebbe devastante, ma come dice Rafa le cose vanno provate sulla
pelle, non immaginate.
Se son rose fioriranno, altrimenti si rialzeranno e andranno comunque avanti.
E lo devo fare anche io, in un modo o nell’altro.
Il coraggio di vivere sé stessi.
Non mi aspettavo diversamente,
Stan mi evita come la peste e ora che siamo in Davis Cup sta in camera
con Marco, cosa che stona subito visto che di solito sta con me.
Sospiro.
Me la sono cercata, ho fatto di
tutto per allontanarlo, perché era difficile avere a che fare con tutto
quel casino che avevo dentro, che ora… come dovrei comportarmi?
Ripenso alla chiacchierata con
Rafa a Parigi, al tentativo che abbiamo fatto, ma è vero. Era tutto
sfumato e nella testa avevo solo Stan e quella volta sotto la doccia.
Non è stato come le altre volte o forse come dice lui, non ho avuto un
paragone adeguato.
Perché ho complicato le cose?
Quando Stan mi ha chiesto spazio avrei dovuto darglielo e basta, invece
di baciarlo e spingerlo a dichiararsi.
Ho fatto di tutto per metterlo all’angolo ed alla fine non ha avuto scelta.
Me la sono cercata ed ora reo di essermi buttato in un precipizio, non riesco a risalire.
Ma in qualche modo devo fare, davvero.
Durante tutta la prima giornata
lo lascio fare, mi evita e non cerco di forzarlo. Ci sono gli
allenamenti normali, si inizia comunque coi singoli, il capitano butta
giù un primo turno dicendo che si può modificare. Ovviamente inizierò
io, poi ci sarà lui e poi il nostro doppio. Questo è il programma.
Sospiro.
- C’è qualche problema fra voi?
Perché se è così devo cercare di risolverlo in tempo! - Il capitano mi
prende in parte mentre Stan si allena con Marco ed io sorrido
intenerito del suo tentativo e della sua preoccupazione legittima.
Siamo in nazionale, non possiamo sbagliare. Siamo considerata la coppia di doppio, cosa pensiamo di fare in queste condizioni?
Scuoto la testa e gli metto la mano sul braccio, calmo.
- Risolverò tutto entro stasera. - Lui mi guarda circospetto, senza capire quanto ancora debba preoccuparsi.
- Sicuro? - Io annuisco e comincio a fare il mio riscaldamento.
Non so bene come e cosa gli dirò,
ma qualcosa mi inventerò. Credo che… credo che seguirò il consiglio di
Rafa e mi lascerò semplicemente andare.
Senza programmare e stabilire le cose.
Cosa che per me è assolutamente
impensabile, in effetti, ma pur pensandoci non ho la minima idea di
come affrontarlo. So solo che devo farlo.
A sera non ho concluso molto, non
ho ancora le idee chiare e come fare, però sospiro e vedendoli alzarsi
per andare in camera a dormire, mi alzo anche io e prendo Marco per il
braccio chiedendo se può darmi un po’ di tempo con Stan, così lui
annuisce e mi dà la sua chiave, io gli do la mia dicendo che non so
quanto staremo a chiarirci, lui sorride e la prende dandomi una pacca
sulla spalla.
Certe cose non sono facili, ma vanno fatte lo stesso.
Stan è entrato da poco che gli
capito io. So che questo è un sistema un po’ impositivo, ma penso che
sia anche l’unico arrivato a questo punto.
Stan parla pensando che io sia
Marco, ma quando si gira la frase gli rimane a metà. Mi vede e gli cade
il telefono che fortunatamente rimbalza sul letto al di là di cui è.
Matrimoniali, vorrei sapere che fine hanno fatto le doppie singole! Troppo comode?
Mi mordo il labbro e mi avvicino cauto, mani alte davanti a me in segno di pace.
- Scusa, ma se non facevo così non sarei riuscito a parlarti! -
Stan si oscura, indurisce la bocca, ma mette le mani ai fianchi, alza il mento e si dà un tono.
- Ok, adesso puoi farlo! Sbrigati che devo dormire! -
È molto duro, ma penso di meritarlo.
Guardando le cose da un punto di vista distaccato, ed in questo Rafa è stato prezioso, mi sono comportato pessimamente.
Quando Stan ha chiesto spazio io
l’ho obbligato a dichiararsi e poi, non contento, l’ho baciato. Come
per assicurarmi di tenermelo ben stretto.
Le cose sono due: o l’ho fatto
perché sapevo che era quello che voleva e gliel’ho dato per tenermelo
stretto, o l’ho fatto perché ero io a volerlo, ma non cambia che è
successo per tenermi Stan.
I suoi occhi brillano, si sforza di non piangere, contrae la mascella, affonda le dita sui fianchi, le nocche bianche.
Mi dispiace che stia così, è colpa mia e non lo merita.
Mi mordo il labbro.
Successivamente le cose si sono
evolute. Stan mi ha dimostrato che mi piace anche sul piano sessuale e
ben presto quella piccola cosa che è successa sotto la doccia a Parigi
è rimasta la mia ossessione indimenticabile.
È come quando ti fa male un dente, la lingua batte lì anche se prima non ti toccavi mai quel punto.
Stan è il mio dente cariato, io non riesco a smettere di pensare a lui da quando si è rivelato a me.
- Perché solo ora? Perché tutto
questo solo ora? - Chiedo con la frase che mi tormenta da giorni. Rafa
mi ha dato una sua versione. Ho paura di non saperlo controllare, per
questo ho tenuto tutto su un piano controllabile.
Ma con Rafa ci ho provato.
Beh, non ero così coinvolto,
pensavo di poterlo gestire… anche se poi non ci sono riuscito, ma penso
che non esista uno in grado di gestire quello là!
Stan si stringe nelle spalle.
- Pensavo che mi vedessi solo come un amico, che non mi ricambiassi proprio! -
Sospiro.
- Io non sapevo, non sapevo cosa provavo… - Stan così allarga le braccia seccato.
- Allora la domanda è perché te
ne sei accorto solo ora tu!? - Mi strofino il viso insofferente, forse
anche allucinato. Penso che sia la prima volta che perdo il controllo,
forse nemmeno con Rafa l’ho mai perso così tanto, fino a questo punto.
- Stavo per perderti, ho dovuto
guardarmi dentro! - Rispondo alle strette, Stan fa il giro del letto
per arrivarmi davanti arrabbiato.
- Perché solo ora?! Perché?! -
Insiste. - Potevi farlo prima, quando Rafa si è dichiarato! Invece ti
sei messo con lui e mi hai fatto capire che io ero solo un amico!
Andiamo, perché solo quando io mi sono allontanato? Volevi che
rimanessi vicino a te come amico e basta per sempre pur amandoti? Chi
lo farebbe? Ho resistito anche troppo, ma vederti con Rafa per me è
stato troppo! Come hai potuto? Da quanto provi queste cose per me e fai
finta di niente? E perché, poi? - Stan è un treno inarrestabile ed io
non riesco a respirare, spara domande a raffica e non so nemmeno a cosa
rispondere per primo, così mi premo le dita sulle tempie, la testa mi
esplode, penso di essere impazzito, non capisco nemmeno quali sono i
miei pensieri, non riesco a sentirli, non li sento!
- PERCHÈ ERA TROPPO FORTE, NON
SAREI MAI RIUSCITO A TENERE TUTTO SOTTO CONTROLLO, MENTRE RAFA Sì! -
Poi mi fermo e realizzo, il silenzio cala e posso aggiungere piano. - O
meglio pensavo di poterlo controllare, ma chiaramente quello non lo
controlla nessuno. Ma non è questo il punto… - Mi sto perdendo. Mi
fermo di nuovo, alzo gli occhi al cielo e lucidi li apro e chiudo un
paio di volte, ricacciando indietro le lacrime. Devo risalire a prima,
a prima… molto prima. Perché in tutti questi anni non mi sono mai detto
‘mi piace Stan più che come amico’?
Realizzarlo una volta che sono
nel mezzo dei casini amorosi è quasi normale, ancora di più quando lui
decide di staccarsi da me.
Ma perché in tutti questi anni dove eravamo solo io e lui… perché solo ora?
- Pensi che sia facile? - Dico
poi con voce tesa, sull’orlo delle lacrime. Lui mi guarda come se
bestemmiassi, ma io riprendo subito impetuoso. - Credi che sia facile
ammettere che provi qualcosa di diverso per un ragazzo come te? Che sia
giusto o sbagliato viviamo in una società etero, siamo portati a
pensare in modalità etero, a cercare la donna giusta con cui fare una
famiglia e a non considerare il ragazzo che ti sta accanto non più che
come amico, ma nemmeno fra anni luce ti verrebbe in mente che invece ti
piace stare con lui perché è altro. Come credi che si possa realizzare
che un amico è di più? - So che a lui è successo, ma per me non è stato
facile. E Rafa si è imposto prepotentemente, altrimenti non mi sarei
mai svegliato, mai. - Una volta che lo provi è facile vedere le cose
per quelle che sono, ma per buttarti la prima volta e provare credi che
sia facile? Non so come hai fatto tu, Stanley, ma per me… per me è
stata la cosa più difficile del mondo e come primo tentativo ho confuso
un amore platonico con l’amore carnale… pensa tu quanto è difficile
capire, vedere, interpretare… - Stan a questo punto lascia andare le
lacrime e per me qua, proprio qua, decido come sarà da ora in poi.
Senza più l’ombra di un minimo dubbio.
È come se le sue lacrime facessero la rivelazione finale, l’ultimo miracolo che mi serviva per togliermi questa patina confusa.
E finalmente è tutto chiaro”